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QUINTO STATO precariato

Assistenti sociali, l’Ordine compie 20 anni e lancia l’allarme: un professionista su tre lavora per il pubblico ma è precario.
La presidente Quanilli: «Se si trascurano le politiche sociali il prezzo lo pagano tutti i cittadini»

Problemi per la giustizia minorile. Nei comuni i buchi di organico non vengono colmati. Enorme gap tra Padova (46 professionisti) e Venezia (130) Sabato 5 dicembre a Selvazzano un convegno con la presidente nazionale Silvana Mordeglia  

Padova, 3 dicembre 2015 – In vent’anni il loro numero è più che raddoppiato, passando da 1178 a 2818, e sono sempre più qualificati e competenti. Ma oggi oltre un terzo di loro non è più assunto direttamente dalla pubblica amministrazione e si è diffuso un precariato strisciante nascosto dietro a cooperative e consulenze, mentre in molti grandi comuni e nei servizi per la giustizia penale, per minorenni ed adulti, non sono presenti i professionisti previsti dalle già esigue piante organiche, indebolendo la capacità di risposta del servizio sociale verso i cittadini. Gli assistenti sociali del Veneto celebrano i vent’anni dalla istituzione del loro Ordine facendo il punto con un convegno che permetterà anche di confrontarsi sui numeri – e dunque su punti di forza e debolezza – della professione. «Nell’ultimo anno – spiega Monica Quanilli, presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto – abbiamo elaborato un questionario cui ha risposto oltre un terzo dei nostri iscritti. I dati colpiscono perché rivelano le dimensioni di un fenomeno che va ben oltre le nostre sensazioni: oltre un terzo dei colleghi veneti, con esattezza il 38,56%, non è più dipendente pubblico, anche se la quasi totalità dei colleghi che lavora come assistente sociale di fatto opera per la pubblica amministrazione. In pochi anni un numero superiore a un terzo dei professionisti del servizio sociale è stato messo in condizioni di precarietà di fatto». I dati del questionario (compilato da 975 iscritti all’Ordine in Veneto) rivelano un quadro complesso e in trasformazione. Le donne continuano a essere la stragrande maggioranza (93,44%) e l’età media si è abbassata, con il 60,5% che ha meno di quarant’anni. In compenso solo il 61,44% è dipendente pubblico e le pubbliche amministrazioni si servono in misura crescente di lavoratori assunti da cooperative (ci lavora il 21,03%) e da enti privati (9,03%) quando non di contratti a progetto (2,26%), partite Iva (2,15%), di agenzie interinali (1,03) o di altri contratti precari (3,08%). Il 9,44 degli iscritti all’Ordine che hanno risposto, inoltre, rivela di non lavorare come assistente sociale. Ma c’è un altro dato che preoccupa i professionisti veneti del servizio sociale: molti comuni - specie i più grandi - hanno carenze nella pianta organica che non vengono colmate, quando non hanno piante organiche altamente inadeguate: «Il caso più eclatante – prosegue Quanilli – è quello di Padova, dove di 41 professionisti previsti dalla pianta organica, ne sono assunti solo 36, mentre altri 10 sono esterni o dipendenti di cooperative. Per di più si tratta di numeri davvero esigui già all’origine, visto che Venezia, con un numero di abitanti non distante da quello di Padova, conta 130 professionisti che non sono certo poco occupati. Di fatto, precarietà e numeri così bassi di operatori si traducono in politiche sociali più deboli; e il prezzo lo pagano i cittadini».   Anche per la giustizia penale si devono lamentare carenze pesanti tra i professionisti in Veneto: secondo una recente (marzo 2015) verifica della Commissione dell’Ordine regionale sulla riorganizzazione del settore Giustizia, per gli Uffici di Servizio Sociale Minorenni e gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna le carenze di organico tra gli assistenti sociali sono intorno al 50%. Sabato 5 dicembre, a Selvazzano Dentro (Padova) il ventennale della istituzione dell’Ordine dei professionisti del sociale è al centro del convegno L’Ordine degli Assistenti Sociali in Veneto: 20 anni assieme. L’incontro servirà a raccontare la trasformazione della professione attraverso la voce dei sette presidenti che si sono succeduti dal 1995 a oggi alla guida del Consiglio regionale dell’Ordine, ma anche a fare il punto sulla situazione attuale e sul ruolo dell’associazionismo professionale con un tavola rotonda cui interverranno Annamaria Campanini (Associazione Italiana Docenti di Servizio Sociale), Maurizio Cartolano (ASit Servizio Sociale su Internet), Laura Lo Fiego (Associazione Nazionale Assistenti Sociali), Tiziano Vecchiato (Fondazione Zancan), Elisabetta Neve (Società per la Storia del Servizio Sociale), Maria Cristina De Bortoli (Sindacato Unitario Nazionale Assistenti Sociali). A concludere il convegno sarà la Presidente nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali Silvana Mordeglia, che sulla situazione dei professionisti veneti anticipa così il suo pensiero: «Il problema non è nella indipendenza dei professionisti del servizio sociale rispetto alla pubblica amministrazione, che può essere anche una opportunità, ma nelle condizioni di lavoro – dettate da tagli e gestione emergenziale – in cui matura, anche in Veneto, questa trasformazione. Dobbiamo avere più coraggio, sia a Roma, che nei diversi territori. Se siamo convinti che la prevenzione sia un valore – perché sappiamo che costruisce buone pratiche e, non in ultimo, determina una gestione migliore delle risorse oggi sperperate per tamponare le cosiddette emergenze – dobbiamo cambiare paradigma: bisogna che le istituzioni nazionali e locali valorizzino il ruolo degli assistenti sociali