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Fondamenti giuridici della Professione

Il riconoscimento giuridico del titolo professionale

L’emanazione del DPR 15 gennaio 1987 n. 14, che riconosceva il “Valore abilitante del diploma di Assistente sociale in attuazione dell’art. 9 del DPR 10 marzo 1982 n. 162”, che uscì congiuntamente al D.M. 35/85 (Ministero dell’Istruzione), oltre a riconoscere il valore legale del titolo, dette l’avvio ad una regolamentazione delle sedi di formazione; tale decreto è il primo provvedimento che rivoluziona, in un certo senso, lo stato di fatto in cui navigava la professione, rendendo possibile l’avvio del processo che porterà all’ordinamento professionale e alla formazione universitaria, con l’istituzione dei corsi di laurea in Servizio Sociale.

L’Ordinamento professionale

La legge 23 marzo 1993 n. 84, Ordinamento della professione di Assistente sociale e istituzione dell’albo professionale, dopo il DPR 14/87, costituisce il secondo importante tassello per la definizione della professione. I passi successivi sono stati:

- D.M. 1 ottobre 1994 n. 615, Regolamento sull’istituzione delle sedi degli Ordini regionali e nazionale e dell’Albo professionale;

- D.M. 30 marzo 1998 n. 155, Regolamento recante norme sull'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di Assistente sociale;

- DPR 5 giugno 2001 n. 328, Modifiche e integrazioni della disciplina dei requisiti per l'ammissione all'esame di Stato, recante le norme per l’ammissione all’esercizio professionale e all’iscrizione all’albo. Istituzione delle sezioni degli albi e individuazione delle attività professionali degli appartenenti alle sezioni A e B;

- Codice deontologico della professione, preceduto da uno studio approfondito sulla professione, iniziato ancora prima dell’istituzione dell’Ordine, e da una sperimentazione da parte degli Assistenti Sociali, fu promulgato dall’Ordine nel 1998, e poi aggiornato nel 2009; è costituito dai principi e dalle regole che gli Assistenti Sociali devono osservare nell’esercizio della professione e che orientano le loro scelte di comportamento nei diversi livelli di responsabilità in cui operano. Titolo II art. 10: “L’esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sull’autonomia tecnico-professionale, sull’indipendenza di giudizio, sulle conoscenze proprie della professione e sulla coscienza personale dell’Assistente Sociale. L’Assistente Sociale ha il dovere difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti”.

- Decreto 2 agosto 2013 n. 106, denominato "Regolamento recante integrazioni e modificazioni al decreto del Ministro della giustizia 20 luglio 2012, n. 140, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate vigilate dal Ministero della Giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (13G00149)".

 

Rapporto Professione/Politiche Sociali

Lo stato normativo attuale

Gli orientamenti della politica sociale hanno trovato riferimento nella legge 328/00, norma che ha delineato un quadro dei servizi sociali che supera il vecchio sistema assistenziale, e negli orientamenti relativi all’integrazione sociale e socio-sanitaria contenuti nei piani sociali e socio sanitari nazionale e regionali.

L’assetto istituzionale ha confermato l’importanza del professionista Assistente Sociale, unica professione che per tipo di conoscenze, per l’approccio ai problemi, per le modalità d’intervento che pone la persona al centro dell’intervento considerandola nel suo contesto di vita, e ha riconosciuto il Servizio Sociale come servizio Professionale e il Segretariato di Servizio Sociale tra i livelli essenziali da assicurare su tutto il territorio nazionale (art. 22 della legge 328/00). Questo assetto ha assunto, nella situazione di decentramento ed autonomia legislativa e gestionale delle varie regioni, aspetti e valenze diverse sul piano organizzativo e di riconoscimento delle competenze professionali e delle funzioni.

Nello svolgimento del ruolo e con riferimento alla tipologia dei diversi livelli organizzativi e alla distribuzione delle attività sociali che la legge prevede, emergono tre funzioni proprie del Servizio Sociale:

  • segretariato di servizio

  • management sociale del caso (case management)

  • osservazione, programmazione, pianificazione, direzione e coordinamento delle politiche sociali con le aree integrate.

Ambiti lavorativi

Gli Assistenti Sociali in Italia sono circa 40.000 così ripartiti in percentuale, secondo il rapporto del Censis del 1999: Ministeri 6%, Enti locali 39,5%, Servizio Sanitario Nazionale 34,6%, altri enti

pubblicistici 5,2%, Cooperative 7,2%, altri enti privati 5%. La più recente ricerca Prin, condotta e realizzata dall’Università Bicocca di Milano nel 2008, fotografa la presenza dell’Assistente Sociale nei vari settori operativi con la percentuale del: 48% negli Enti locali, del 28,3% nelle Aziende sanitarie e ospedaliere, del 6,6% nei Ministeri, del 10,8% nel settore no profit e del 5% in altro, con una distribuzione per tipologie di utenti del 26,6% di Assistenti Sociali che si occupano prevalentemente delle famiglie e infanzia; il 19% di anziani, l’11,4% di tossicodipendenza e di malattia mentale, il 9,2% di Handicap, e il 6,7% di esecuzione penale.

Settore pubblico: l’Assistente Sociale opera in tutti gli ambiti sociali e per tutto il ciclo di vita della persona; esercita in forma subordinata, presso:

  1. Enti locali (comuni, province, regioni)

  2. Servizio sanitario nazionale (servizi sociosanitari per la famiglia, consultori familiari, salute mentale, riabilitazione e handicap, dipendenze, presidi ospedalieri)

  3. Ministeri (Giustizia, Lavoro, Interno)

  4. Enti Pubblici para statali (Inail, Inps)

  5. Privato sociale: cooperative, volontariato, altri enti privati

  6. Libera professione

  7. Docenza e Attività di tutor universitaria

  8. Supervisione professionale da Assistenti Sociali in servizio, supervisione

  9. didattica a studenti e/o praticanti

Aree operative

L’espletamento dei compiti affidati all’Assistente Sociale dalla normativa vigente in campo sociale, socio-sanitario e giudiziario, indipendentemente dall’ente e dai servizi in cui opera riguarda:

  1. area di aiuto nei processi di inclusione sociale, con interventi prevalentemente centrati sulla persona

  2. area di consulenza e di accesso ai servizi (segretariato di servizio sociale)

  3. area preventivo promozionale – con interventi centrati sul contesto di vita sociale e progetti di comunità

  4. area organizzativa e manageriale

  5. area della dirigenza del Servizio Sociale e dei servizi sociali

  6. area didattico – formativa

Ruoli funzionali nei servizi pubblici

In particolare si individuano il ruolo di coordinamento e di direzione di unità operative, di responsabilità nei piani di zona nella gestione della legge 328/00, mentre ancora limitato è il ruolo dirigenziale a livello di unità complesse ̧ così come nel settore socio sanitario dove il Servizio Sociale soffre di uno “schiacciamento” da parte della componente sanitaria.

Diversa è la situazione organizzativa dei servizi dipendenti dal Ministero della Giustizia, sia relativamente agli Uffici del Servizio Sociale minori (USSM) che a quelli degli adulti (UEPE), unici uffici di competenza esclusiva del Servizio Sociale Professionale, a tutti i livelli organizzativi e gestionali.

Tipologia del rapporto di lavoro

La collocazione operativa degli Assistenti Sociali risente dell’appartenenza ai singoli settori ed è determinata dai contratti di lavoro prevalentemente nel settore pubblico, mentre normativa diversa regola i rapporti di lavoro temporaneo per progetti o in convenzione; altro è il settore della libera

professione, di sviluppo recente e a presenza diversificata sul territorio nazionale, con limitato riconoscimento economico.

Le principali leggi nazionali che danno mandato alla professione dell’Assistente Sociale

  • L. 12 febbraio 1968, n. 132, prevede la presenza negli ospedali del servizio sociale;

  • L. 18 marzo 1968, n. 431, che riforma gli ospedali psichiatrici, istituisce i Centri di igiene mentale nei quali è prevista la presenza di Assistenti sociali;

  • L. 26 luglio 1975, n. 354, Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà;

  • L. 29 luglio 1975, n. 405 Assistenza di tipo consultoriale alla famiglia, alla comunità, ai minori attraverso prestazioni mediche, sociali, psicologiche, riabilitative;

  • L. 22 dicembre 1975, n. 685, Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e T.U. Delle leggi in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con D.P.R. 309/1990;

  • D.P.R. 616/77, DPR che indica l’attività assistenziale degli Enti locali, a seguito della soppressione degli Enti assistenziali nazionali.

  • L. 22 maggio 1978, n.194 regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza prevedendo prestazioni mediche, sociali, psicologiche.

  • L. 4 maggio 1983, n. 84, Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori, e modifiche introdotte dalla legge 28 marzo 2001, n. 149; “Cura e recupero funzionale dei soggetti non autosufficienti”: Linee guida emanate dal Ministero della Sanità del 31 marzo 1994.

  • Legge 11 marzo 1988 n. 67, Legge 451/98 . Progetto obiettivo per anziani;

  • D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di minorenni;

  • L. 5 febbraio 1992, n.104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate e modifiche introdotte dalla legge n.162/1998;

  • L. 31 dicembre 1998, n. 476, Ratifica ed esecuzione della Convenzione AIA 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. Modifiche alla legge 184/1983; D.P.R. 10 novembre 1999, Progetto obiettivo Tutela della salute mentale 1998/2000;

  • L. 8 novembre 2000, n. 328, Legge quadro sul sistema integrato di interventi e servizi sociali;

  • DPR 7 agosto 2012, n. 137, Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. (12G0159).