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aass e non autosufficienza 01Cure palliative e fine vita, alcune regole restano sulla carta
Il ruolo degli assistenti sociali negli hospice e nell’accompagnamento al centro di un convegno a Treviso

L’evento, intitolato Assistenti sociali nella non autosufficienza. Percorsi assistenziali nelle cure di fine vita, farà il punto su carenze e sfide. Tra i nodi, le equipe degli hospice, la registrazione della Dichiarazione Anticipata di Trattamento e le carenze nei piccoli comuni.

Il ruolo dell’assistente sociale nelle cure palliative e nell’accompagnamento al fine vita è definito da una legge, la 38/2010, che stabilisce la presenza di un professionista nelle equipe di cure palliative e degli hospice. Ma in Veneto questa presenza è ancora sulla carta in diverse strutture.
Il nodo sarà, insieme ad altri che riguardano l’impegno degli assistenti sociali veneti in questa delicata materia, al centro del convegno Assistenti sociali nella non autosufficienza. Percorsi assistenziali nelle cure di fine vita organizzato dalle 9 alle 13.30 di domani, giovedì 16 marzo 2017, dall’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto presso l’Auditorium della Fondazione Cassamarca, in piazza delle Istituzioni, 6, a Treviso.
L’evento, che vedrà la presenza, tra gli altri, del vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto, della docente di Psicologia sociale dell’Università degli Studi di Padova Ines Testoni e della presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto Monica Quanilli, come pure degli assistenti sociali ed esperti del tema Tiziana Mondin e Nicola Martinelli, ha l’obiettivo di fare il punto su ruoli, competenze ma anche su ostacoli e sfide che gli assistenti sociali veneti devono e dovranno affrontare: dalla Dichiarazione Anticipata di Trattamento all’attesa normativa sul testamento biologico all’esame del Parlamento nazionale, fino alle carenze di organico o all’utilizzo impiegatizio degli assistenti sociali nei piccoli comuni che rende difficile adempiere a funzioni essenziali in questa delicata materia.

puoi scaricare il programma in pdf cliccando qui


Programma

8.30-9.00    
Registrazioni

9.00    
Introduzione e saluti
Monica Quanilli – Presidente Consiglio Regionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto
Cosimo De Chirico – componente esperto Cure Palliative Coordinamento Veneto -  Società Italiana di Cure Palliative (SICP)

9.30-11.00    
Prima parte
    
La dignità del morire
Ines Testoni – Docente di Psicologia sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Padova
Specificità, origini e sviluppi delle Cure Palliative, il quadro legislativo, orientamenti culturali ed europei, aggiornamenti
Tiziana Mondin – Assistente sociale ed esperta di cure palliative

11.00-11,20    
Coffee break

11.20-13.00   
Seconda parte      

Questioni etiche di fine vita
Nicola Martinelli – Assistente Sociale e Tesoriere CROAS Veneto
Amministratore di Sostegno e libera professione
Laura Traversi – Assistente sociale libera professionista
Amministratore di Sostegno in Cure PalliativeOrietta Persiani
Tiziana Mondin relaziona sul lavoro della collega Orietta Persiani (Assistente Sociale Az. ULS  Umbria 2 Distretto Valnerina – Norcia PG) Rete Nazionale Cure Palliative – Commissione Sociale SICP
Il Comitato di Bioetica della Regione Veneto: la componente sociale - lavori in corso
Daniele Venturini – Assistente sociale e Membro del Comitato di Bioetica della Regione Veneto

13.00-13.30    
Dibattito e conclusioni

puoi scaricare il programma in pdf cliccando qui

Dove
Presso l'Auditorium Fondazione Cassamarca in Piazza delle Istituzioni 6 - Treviso

L'iscrizione è gratuita e possibile, fino ad esaurimento dei posti disponibili, attraverso il sito del CROAS Veneto o direttamente su:
ass-soc-e-non-autosufficienza.eventbrite.it

Crediti formativi
Riconosciuti 5 crediti formativi deontologici
Si ricorda di portare il tesserino del codice fiscale per la registrazione.
Gli attestati saranno consegnati a partire dalle 13.00


Se hai partecipato a questa giornata formativa, ti invitiamo a compilare un breve questionario di valutazione sull'evento cliccando qui.
Grazie per la collaborazione


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Cooperative nel Servizio Sociale veneto: ancora tante ombre
Convegno dell’Ordine degli assistenti sociali fa il punto a Verona.
Proposto un tavolo per rilanciare la sussidiarietà e migliorare la gestione degli appalti

La presidente dell’Ordine veneto Monica Quanilli: “Le coop non servano solo per ridurre i costi, cambiamo prospettiva”. Caldana (Vicepresidente Provincia di Padova): “Deroga al blocco delle assunzioni vale solo per i vigili, un errore”. Il presidente dell’Ordine nazionale Gazzi: “Autorganizzazione degli assistenti sociali può portare qualità e creatività, ma il servizio sociale pubblico resta fondamentale”. Todesco (Fp-Cgil): “Il controllo nella gestione degli appalti è un problema”. Dal Degan (Confcooperative): “Noi disponibili a un tavolo sul coop e servizio sociale, partiamo dalle esperienze positive”.

croasVeneto20170303Verona, 3 marzo 2017 – Un quadro regionale a macchia di leopardo, sia nei numeri che nelle modalità di gestione, con alcuni buoni segnali positivi ma ancora tante ombre. A partire dall’utilizzo di cooperative nel servizio sociale solo per esternalizzare i costi. È questa la fotografia che emerge dal convegno “Servizio Sociale… Dove stai andando? Nuove prospettive nel welfare mix”, che si è tenuto oggi, venerdì 3 marzo 2017, dalle 9 alle 13.30, a Verona, presso l’auditorium del Banco BPM in viale delle Nazioni, 4. Le cifre, anche nel solo caso veronese, sono diverse: se tutti i 63 assistenti sociali della pianta organica del Comune di Verona sono dipendenti (due a tempo determinato), nella neonata Azienda Sanitaria 9 Scaligera a fronte di 116 assistenti sociali dipendenti, 51 sono dipendenti di cooperative che operano grazie ad appalti.

“La presenza di assistenti sociali in cooperativa può essere un segno di applicazione del principio di sussidiarietà – ha sottolineato in apertura Monica Quanilli, presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto –, ma in generale nella nostra regione il bilancio è negativo perché troppo spesso si tratta di una mera fornitura di personale, escludendole dalla possibilità di una reale collaborazione o coprogettazione dei servizi. Occorre cambiare prospettiva”. Un punto di vista cui ha fatto eco, nel suo saluto, il vicepresidente della Provincia di Verona Pino Caldana: “Gli enti hanno spesso poche alternative, per ragioni di bilancio e anche per il blocco delle assunzioni. Oggi abbiamo ottenuto la deroga per l’assunzione di vigili, ma continuiamo a non potere assumere professionisti del servizio sociale”.

Il presidente del Corso di laurea in Servizio sociale dell’Università di Verona Sandro Stanzani ha ripercorso l’evoluzione del ruolo del Terzo settore negli ultimi quarant’anni: “Oggi il Terzo settore deve ritrovare identità soprattutto come produttore di legame sociale”. Un orizzonte che Gianmario Gazzi, presidente nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, ha detto di condividere: “La nostra professione ha un ruolo fondamentale in una società in mutamento epocale. E anche le strutture del Terzo settore, cooperative e associazioni, possono essere protagoniste, intercettando i nuovi bisogni. Oggi circa il 14% dei 42mila assistenti sociali italiani lavora tramite cooperative, una percentuale che sale al 20% se si aggiungono associazioni, imprese sociali e fondazioni: l’autorganizzazione, il fare impresa sociale può portare creatività e dare vita a un ottimo servizio alle persone. Tuttavia questo non ha niente a che fare con alcuni fenomeni di esternalizzazione, anche perché la presenza di un forte servizio sociale pubblico resta fondamentale”.

Gli assistenti sociali Sara Moscogiuri e Filippo Meneghetti hanno presentato il lavoro del gruppo di lavoro creato dall’Ordine regionale veneto su questo tema, in partnership con l’Università di Verona, sottolineando la necessità di proseguire il lavoro.

Si è orientato sulla necessità di individuare soluzioni concrete l’intervento di Raffaele Grottola, direttore dei Servizi socio sanitari della Azienda Ulss 9 Scaligera: “Quando le politiche sociali adottano la logica dell’appalto al massimo ribasso rischiamo di perdere in partenza. Invece noi stiamo costruendo capitale sociale. Alcuni strumenti per dare valore ci sono: ad esempio, l’accordo contrattuale, lanciato nel 2012, che supera la logica dell’appalto e permette di valorizzare i soggetti del privato sociale sul territorio. Nel nostro caso, parliamo di 6000 posti letto disponibili, oltre ai centri diurni e ad altre realtà. E anche il Piano di zona può essere un’occasione per fare vera co-progettazione sociale. Certo, questi strumenti possono essere usati meglio, e di più, così come forse andrebbe ristudiato il codice degli appalti: c’è il rischio che la lotta alla corruzione si traduca in maggiore burocrazia, senza ridurre davvero la corruzione”.

L’assessore ai Servizi Sociali e Famiglie del Comune di Verona, Anna Leso, ha sottolineato la necessità di una sempre migliore gestione dell’alleanza tra operatori, amministrazione e privato sociale, introducendo il quadro che la coordinatrice dei Servizi sociali adulti anziani della città Daniela Liberati ha fatto, ripercorrendo la storia veronese a partire dal 1961, anno della prima assunzione di una assistente sociale da parte di Palazzo Barbieri.

Gli aspetti problematici sono tornati in evidenza nell’analisi di Sonia Todesco, segretaria generale del sindacato Funzione pubblica della Cgil di Verona: “In Veneto siamo messi male, perché la pubblica amministrazione non ha accompagnato la crescita del contributo della cooperazione sociale del terzo settore con adeguata capacità di gestione, a partire dagli appalti. I controlli sono scarsi e anche le analisi dei fabbisogni spesso sono insufficienti. Eppure moltissimi lavoratori della pubblica amministrazione sono dipendenti di cooperative. Occorre partire da qui, con percorsi, che saranno lunghi, ma che devono restituire valore al lavoro e dignità all’operatore sociale”.

Si è subito detta disponibile a partecipare a un tavolo sul tema cooperazione e servizio sociale, Erica Dal Degan, vicepresidente di Confcooperative Verona, che è intervenuta in rappresentanza anche di Legacoop: “Nel sistema degli appalti ci sono pregi e difetti – ha detto – e riconosco che ci sono problemi di controllo. Noi stessi abbiamo contestato gare al massimo ribasso di piccoli comuni che non rispettavano neppure le tabelle ministeriali, per non parlare del contratto nazionale”. Ma nelle 830 cooperative sociali venete c’è anche molto di buono, nella prospettiva del servizio sociale: “Mi piace pensare che gli assistenti sociali delle nostre cooperative siano un ottimo termometro delle esigenze sociali e in alcuni casi i nostri operatori sono stati coinvolti fin dalla progettazione”.


Il programma

8.30-9.00
Registrazioni

9.00
Saluti delle autorità ed apertura del convegno
Monica Quanilli – Presidente Ordine Assistenti Sociali del Veneto
Manuela Lanzarin – Assessore ai Servizi Sociali Regione Veneto
Luca Coletto – Assessore alla Sanità e programmazione socio sanitaria Regione Veneto

9.30-11.00    
Prima parte
interventi di:

10.50    Coffee break

11.15-13.00
Seconda parte
interventi di:

13.00-13.30    
Dibattito e conclusioni

Modera l'evento:

  • Nicola Martinelli – tesoriere Ordine Assistenti Sociali del Veneto
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Dichiarazione della Presidente degli assistenti sociali del Veneto Monica Quanilli sul caso del minorenne allontanato dai genitori “perché effeminato”

In merito alle notizie di stampa relative all’allontanamento di un minorenne della provincia di Padova, la Presidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto precisa che, “come sottolineato dalla presidente del Tribunale dei minori di Venezia, non è possibile parlare di una decisione assunta solo a causa di atteggiamenti effeminati del minorenne”.
“La decisione – prosegue Quanilli – a quanto sappiamo, è frutto di una valutazione approfondita di una equipe che solitamente non prevede come unica figura professionale gli assistenti sociali, ma anche psicologi ed educatori e che trova negli insegnanti un ulteriore figura educativa di confronto. In ogni caso, un allontanamento è sempre una extrema ratio e rappresenta una sorta di sconfitta per i servizi, il cui unico obiettivo è sempre e solo il benessere delle persone, in questi casi quello dei bambini e delle loro famiglie. Se la misura si rende necessaria dobbiamo considerare che rappresenta un momento di profondo dolore, e deve diventare l’occasione per consentire di interrompere uno stato di disagio e stimolare, da parte di tutti i soggetti coinvolti, risposte e interventi coerenti con le richieste di aiuto del ragazzino".
Padova, 10 gennaio 2017


Ecco alcune delle uscite sulla situazione:

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